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Lampi di cultura

Asia Centrale, Storia, XII sec.

L’Asia centrale alla vigilia dell'occupazione mongola

  

Probabilmente nessuno stato, di nessuna epoca, avrebbe mai avuto la forza di resistere alla rapidità e violenza dell'attacco mongolo, tuttavia è certo che alcuni avvenimenti in Asia centrale prepararono il successo dei mongoli o, comunque, ne furono la premessa.

L'espansione turca dell' XI secolo in Transoxiana fu la prima, sostanziale, novità in un'area che a fronte di continui mutamenti non aveva - in realtà - cambiato mai di natura. Da sempre la Transoxiana era una regione a forte prevalenza iranica in cui si era andata costruendo una notevole capacità dei popoli di convivere nonostante profonde differenze linguistiche, religiose ed etniche. Proprio questa disponibilità - nata nel tempo ed assimilabile per carattere a quella esistente in Libano fino alla metà del XX secolo - ha indotto gli storici a parlare della Transoxiana come di una "area di interferenza tra civiltà diverse". In questa regione dell'Asia centrale la frontiera tra agricoltura e mondo nomade non era così rigida: i due mondi avevano trovato un modo di collaborare sfuggendo alla dinamica - tragica e pericolosa - di "scambio o rapina" tipica del rapporto tra società nomade e società cinese.

Con l'irrompere dei Turchi selgiuchidi tutto questo ebbe termine: la determinazione e la violenza di questa invasione portò al potere una delle tribù più barbare e meno progredite dell'Asia centrale. La regione divenne una frontiera rigida, occupata da un popolo sicuramente dotato di non comuni capacità ma ben deciso ad affermarsi sulla scena della storia. È noto come l’intelligenza dei suoi capi trasformò prestissimo  l’orda dei nuovi conquistatori negli eredi più colti della cultura iranica musulmana, facendone, fra l’altro, degli intransigenti seguaci della corrente più ortodossa dell’Islam in contrasto con le tendenze scite dei Buidi e dei Karakhanidi.   

La figura cardine di questa delicata fase di transizione fu Sanjar. Salito al potere nel 1096 ebbe in eredità il governo del Khorasan con capitale Merv. La sua è la storia di un re ex-nomade che combatte tutta la vita contro le infiltrazioni dall’Asia centrale di popoli nomadi. Il suo obiettivo è chiaro: dare al Khorasan turco una frontiera certa, inserirsi nell'insieme degli stati esistenti dandosi struttura di stato e di governo.  

Nel 1141 iniziò lo scontro con una nuova potenza, quella dei Kara Khitai. Questi erano sfuggiti alla distruzione del regno di Khitan (Cina nord-orientale) ad opera dei barbari Jurcen e irrompono in Kashgaria:  mongoli, o proto-mongoli, buddhisti, e di forte influenza cinese i Kara Khitai rappresentarono agli occhi degli islamici la figura dell’infedele per eccellenza. Sanjar combattè inutilmente contro questo popolo per oltre quindici anni. Sconfitto più volte quando morì nel 1156 non era riuscito a raggiungere l'obbiettivo per cui aveva lottato così a lungo. La regione restava instabile e debole, i nuovi arrivati (per i cinesi continuatori della tradizione Liao) si erano rivelati degni rivali dei turchi.

La sconfitta di un popolo islamico da parte di una popolazione giunta da oriente non doveva restare senza riflessi. La presenza di uno stato centralizzato di fede buddhista (e nestoriana) amministrato alla cinese e con la lingua cinese usata per l’amministrazione ai confini dell’Iran islamico era senza dubbio un fatto notevole che, fra l’altro, avrà curiosissime ripercussioni anche sulle leggende occidentali del “Prete Giovanni”. La modesta presenza di cristiani nestoriani nell’impero dei Kara Khitai finì con l'essere enfatizzata da un Europa in attesa di un liberatore - come si pensava in quel tempo - dalla persecuzione islamica. Si diffuse così in Occidente, l’idea di un regno cristiano in Asia centrale ostile ai musulmani, carico di forze magiche e soggetto alla protezione divina, la cui forza militare poteva servire a Dio sia per piegare la tracotanza dei nemici della cristianità, sia per punire le nazioni cristiane dei loro peccati e della loro tiepida fede.

I Kara Khitai controlleranno il Turkestan per tutto il XII.  

La loro fine (1213) coinciderà con il crescere della potenza mongola e favorirà il trasferimento del mito del Prete Giovanni e del suo esercito Cristiano sui mongoli.