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Lampi di cultura

Iran, d, Angeli sasanidi

Angeli sasanidi

Nella religione mazdaica gli angeli occupano un posto importantissimo. Vi sono angeli (fravashi) che costituiscono un doppio trascendente della persona cui sono posti a custodia e che, nei casi di persone particolarmente sante, vengono venerati come divinità protettrici; vi sono arcangeli connessi agli elementi naturali (fuoco, metalli, terra, acqua ecc.): anche il Tempo è un angelo. Gli angeli non hanno la funzione di messaggeri di Dio (come accade nelle tra grandi religioni monoteiste mediterranea) ma sono piuttosto 'sovrani dall'occhio benefico […] che faranno un mondo nuovo sottratto alla vecchiezza e alla morte, alla decomposizione e alla putrefazione ' (Yasht XIX).

Di conseguenza, anche la rappresentazione iconografica degli angeli nella tradizione mazdaica differisce da quella ebraico-cristiana in cui gli angeli sono raffigurati come eteree figure alate.  

Del periodo sotto i re Achemenidi, ad esempio, propagatori del culto mazdaico, non ci resta che una figura che potrebbe essere paragonata ad un angelo come comunemente lo intendiamo nelle tradizioni ebraica, cristiana ed islamica: si tratta di un bassorilievo con un cosiddetto "genio alato", figura comune dell'iconografia assira, una creatura con quattro ali, una lunga veste elamitica ed un elaborato copricapo d'origine egiziana che proteggeva il palazzo di Ciro a Pasargade (Iran meridionale).

Sotto i Sasanidi, che pure dello zoroastrismo fecero religione di stato,  probabilmente per effetto degli stretti contatti con il mondo ellenico-romano, entrarono nell'iconografia iranica delle figure angeliche simili alla tradizione occidentale. In particolare, nel bassorilievo che celebra il trionfo di Shapur I sull'imperatore Valeriano (Bishapur, Iran meridionale, metà del III secolo), sopra la scena del trionfo svolazza un putto paffuto che porta al sovrano un diadema ornato da lunghi nastri: è il diadema che solitamente viene consegnato al sovrano da Ahura Mazda, quindi è pensabile che in questo caso il putto rappresenti un messaggero divino. Il putto, elemento dell'iconografia ellenistica, sembra quindi entrare nella rappresentazione sasano-mazdaica con una funzione ebraico-cristiana.

Gli "angeli" più famosi dell'arte sasanide sono senza dubbio quelli che sovrastano l'arco d'entrata dell'ivan a Taq-e Bustan (presso Kermanshah, Iran occidentale). Si tratta del più recente monumento rupestre sasanide, che celebra l'investitura di re Khosrou. La decorazione esterna dell'arco comprende, ai lati in basso, due "alberi della vita" formati da foglie d'acanto di ispirazione greco-romana; sopra ad ognuno di questi viticci si dipana un lungo nastro arricciato; in alto al centro, una mezzaluna con le punte rivolte verso l'alto, simboleggiante un diadema è affiancata da due figure alate identiche, di cui una molto rovinata. Gli "angeli" hanno una piccola coppa in una mano e con l'altra porgono un diadema dai lunghi nastri, simile a quelli che, all'interno dell'ivan, sul registro superiore, la dea Anahita e Ahura Mazda stanno consegnando al sovrano. Le creature alate indossano un tunica su una lunga veste dall'alto orlo arricciato, da cui spuntano i piedi nudi. I capelli sono acconciati a boccoli attorno al viso, alla moda medo-persiana, e fermati da una fascia sulla fronte. Nell'insieme le figure alate ricordano più una vittoria romana che un angelo, impressione rafforzata dalla sistemazione architettonica dell'arco che rammenta un arco trionfale romano.