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Cuba, 15 sec., I nativi: Taíno

Non furono né i primi né gli unici abitanti dell’isola prima dell’incontro con gli europei. Costituivano tuttavia la comunità più importante che - secondo certe stime - poteva contare più di 2 milioni di persone. Le stime sulle dimensioni della popolazione delle isole caraibiche al tempo della Conquista però sono scarsamente attendibili. La storiografia tende ad innalzare il numero dei nativi quando reputa che la presenza spagnola abbia portato al genocidio delle popolazioni preesistenti. Tende a contenere il numero dei nativi quando cerca di analizzarne le condizioni di vita e le possibilità di sopravvivenza sulla base delle risorse dell’isola. La questione è dunque incerta.

I Taíno erano il popolo che occupava gran parte dei Caraibi: Cuba, Hispaniola (oggi Repubblica Dominicana e Haiti), Giamaica, Puerto Rico, Bahamas. Furono i Taíno il primo popolo incontrato da Cristoforo Colombo nel Nuovo Mondo. Sebbene l’incontro sia stato disastroso per i Taíno recenti ricerche basate sul DNA delle popolazioni caraibiche suggeriscono l’ipotesi che una parte del popolo Taíno sia sfuggito allo sterminio.

L’origine dei Taíno è comunemente indicata nel Sudamerica. Cuba sarebbe stata occupata relativamente tardi, scacciando preesistenti popolazioni, al termine di una lunga migrazione partita dalle coste attuali del Venezuela e giunta fino a Cuba di isola in isola (Trinidad, Grenada, Barbados, e infino Puerto Rico, Giamaica e Cuba).

Al tempo dello sbarco di Colombo i Taíno erano divisi in cinque principati retti da capi, denominati da Colombo cacicchi. Vivevano in piccoli villaggi che occasionalmente potevano raggiungere due o tremila persone.

Il comportamento che tennero con gli spagnoli - tolleranti, cortesi, eccezionalmente ingenui per quanto concerne il valore materiale delle cose che scambiavano - fu una delle molte radici che condusse - con il tempo - al mito del buon selvaggio.
La Conquista fu eccezionalmente dura, sebbene sia aperta la discussione su come avvenne lo stermino dei Taíno. Secondo la cosiddetta Leggenda Nera la popolazione venne decimata dal lavoro forzato e dalle condizioni di schiavitù in cui venne immediatamente gettata. Le condizioni di lavoro nelle miniere e nelle piantagioni produssero o morte diretta o devastanti carestie per mancata cura dei campi.
A questa tesi è stato contrapposto il carattere di rapina dei conquistadores, per lunghi anni interessati solo al furto immediato e certamente non alla gestione delle miniere e dei campi.
È certo che nella vicina Hispaniola un’epidemia di vaiolo tra il 1518–1519 uccise quasi il 90% dei Taíno sopravvissuti.

I restanti Taíno si sposarono o con europei o con africani dando l’inizio alla nuova società mestiza.