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Lampi di cultura

Cuba, 15 sec., Scoperta del tabacco

da Samuel Eliot Morison, Cristoforo Colombo, il Mulino, Bologna 1962

 

Sbarcato a Cuba - da lui battezzata Juana - Cristoforo Colombo reputa di avere aggirato il Giappone e di avere raggiunto le coste della Cina. Traduzioni fantasiose, fraintendimenti, incomprensioni generano nell’ammiraglio la convinzione che a poca distanza dalle sue navi ci sia una delle città più ricche del Catai. Viene preparata una missione diplomatica che si reca dal signore del luogo e scopre, non senza disappunto, che si tratta di un cacicco signore di un povero villaggio di una cinquantina di capanne non distante dall’odierna Holguín. I ‘diplomatici’ ritornano seccati e a mani vuote ma con una scoperta il cui valore, nei secoli, doveva rivelarsi molto superiore a qualunque ricchezza del Catai: il tabacco.

Se l’ambasceria mancò di incontrare il re dei re, fece tuttavia la conoscenza di un sovrano il cui regno doveva rivelarsi ancora più duraturo ed esteso: il tabacco. «I due cristiani incontrarono lungo il cammino molte persone, uomini e donne, che si recavano ai loro villaggi portando in mano un tizzone, ed erbe di cui bere il fumo, così come sono avvezzi a fare».

La pipa degli indiani del continente nord-americano era sconosciuta ai Taino, i quali usavano invece arrotolare dei sigari che chiamavano (come ancora oggi chiamano, a Cuba) tobacos. Inserendo una delle estremità in una narice, essi accendevano l’altra per mezzo di un tizzone, e aspiravano il fumo due o tre volte; dopodiché il sigaro veniva passato a un compagno, o lasciato spegnere. Quando un gruppo di indiani si spostava da un luogo ad un altro —come stava avvenendo nel momento in cui i due spagnoli ebbero ad incontrarli— essi affidavano ad alcuni fanciulli l’incarico di custodire delle braci accese, a disposizione di chiunque desiderasse servirsene; facendo sosta all’incirca ogni ora per una buona «tirata» generale, essi riuscivano a percorrere grandi distanze.

Commentando, circa quarant’anni più avanti, il passo surriportato, Las Casas scrive che i coloni dell’Hispaniola cominciavano giusto allora a prendere l’abitudine di fumare, «ancorché io non veda che gusto o profitto essi trovino in ciò»: evidentemente, il buon vescovo non andò mai oltre il suo primo sigaro.
Nel tempo di cento anni dal momento in cui egli aveva scritto queste parole, l’uso del tabacco si diffuse in tutto l’Occidente, tra uomini e tra donne, nonostante l’opposizione di principi e di ecclesiastici.
Tra tutti i doni fatti dal Nuovo Mondo al Vecchio, quella semplice pianta doveva rivelarsi assai più proficua che non lo stesso prezioso oro.