Lampi di cultura

Cuba, 16 sec., L'Avana

È parte della storia di Cuba ma ha caratteri completamente diversi dal resto dell’isola. La città divenne fin dall’inizio un porto proiettato verso le coste dell’America. A L’Avana facevano riferimento sia il mondo dei conquistadores che quello della rapina sistematica dell’America che ebbe inizio pochi anni dopo la caduta dell’Impero Mexica e di quello Inca.
L’Avana divenne la fortezza dove si dovevano dirigere le navi provenienti dall’America centrale e da Panama con i loro tesori. A L’Avana venivano organizzati i grandi convogli scortati (Flota de Indias) che dovevano portare oro, argento, e tutto quanto era stato raccolto nelle Americhe a Siviglia, in Spagna.

Ben presto - con l’inizio della guerra di corsa, ovvero con l’attacco ai convogli spagnoli favoriti dalle corone d’Inghilterra, Olanda e Francia - l’attraversamento dell’oceano Atlantico si rivelò problematico. Secondo alcune stime quasi il 50% della ricchezza sottratta dagli spagnoli alle Americhe venne depredata da corsari britannici, olandesi e francesi.
L’Avana si trasformò così in una serie di fortezze (tre, lo stemma della città) e in una roccaforte militare di primaria importanza per la corona di Spagna. La sua era una popolazione di funzionari del governo locale e centrale, tesorieri, militari tesi verso l’oceano e le rotte marine, non certamente verso l’entroterra.

A fianco a funzionari di governo e militari (spesso solidali con loro) c’era poi il nutrito numero di contrabbandieri, impegnato nei cantieri navali di L’Avana a creare dei veri e propri doppifondi dove nascondere l’oro e l’argento che si voleva introdurre in Spagna senza passare dagli esosi controlli delle dogane. La piaga del contrabbando venne solo parzialmente risolta dalle autorità spagnole attraverso il controllo della linea di galleggiamento della nave: se la nave non sporgeva dall’acqua di quanto reputato giusto veniva sequestrata ed iniziava un’opera di perquisizione (e di smontaggio) della nave che spesso dava risultati importanti.

Il rafforzarsi delle difese dei convogli finì con lo spostare l’attenzione dei pirati verso la città stessa di L’Avana che venne più volte attaccata e spesso - per brevi momenti - conquistata arrecando danni imponenti alla corona di Spagna.
La città restò dunque per molti anni, fino alla metà del 1700, una città nobile e militare, con scarso o nullo interesse per le ricchezze dell’isola di Cuba le cui risorse, rispetto al valore del traffico oceanico, erano del tutto insignificanti. La sua era una popolazione sostanzialmente bianca con pochi meticci e ancor meno afroamericani, tutt’al più utilizzati come scaricatori nel porto.