Lampi di cultura

Cuba, 18 sec., Nel XVIII secolo

Fino al 1750 Cuba era ancora sostanzialmente una tipica società di frontiera caraibico-spagnola. Rispetto all’America continentale il completo massacro della popolazione preesistente non aveva esposto la società cubana all’influsso delle culture native, come era avvenuto in Messico (Mesoamerica) e in Perù (area andina).
La società cubana rispecchiava la società spagnola molto più di quanto facesse la maggior parte dell’America spagnola. Rari i veri nobili, per lo più proprietari terrieri.

Rara anche l’aristocrazia fondiaria che spadroneggiava nell’isola ma le cui risorse erano nel complesso modeste: qualche allevamento di bestiame, piccoli zuccherifici. Pochi di questi proprietari possedevano grandi tenute e ancor meno vivevano in modo agiato - se non ricco - nelle loro proprietà.
La grande maggioranza della popolazione rurale bianca lavorava come bracciante senza terra o come lavoratore autonomo.

C’erano schiavi, naturalmente, ma non certamente quanti nelle altre isole caraibiche quali le Barbados, o Giamaica o Santo Domingo. Si stima che su una popolazione complessiva di circa 160.000 abitanti, gli schiavi fossero il 25 percento. Più che di un’economia schiavista o basata sullo sfruttamento intensivo della schiavitù, la società cubana era una società ‘con schiavi’.

A parte l’Avana e i suoi dintorni, l’interno dell’isola era scarsamente popolato.

La produzione di zucchero assorbiva un numero relativamente elevato di schiavi, ma gli ingenios (zuccherifici) erano nel complesso relativamente piccoli con una media di circa 45 schiavi per unità. Più o meno quanti ne occupava un piccolo mulino ad acqua a Hispaniola all’inizio del XVI secolo.
Molti schiavi cubani venivano impiegati nella costruzione delle fortificazioni militari attorno all’Avana, nonché nelle miniere di rame di El Cobre vicino a Santiago de Cuba. In quanto schiavi di proprietà reale, quelli che vivevano e lavoravano a El Cobre godevano di piccoli, ma particolari privilegi.
Tutto cambiò radicalmente dopo la metà del XVIII secolo, quando Cuba divenne meta di ondate di migranti europei troppo grandi rispetto alla ricchezza dell’isola e alle sue possibilità di sostentamento.