Lampi di cultura

Cuba, 18 sec., Stravolgimento sociale del XVIII sec.

Sulla base di Franklin W. Knight, Migration and Culture: A Case Study of Cuba, 1750-1900, The Johns Hopkins University, Baltimore, 2008.   

La guerra detta dei Sette anni, che Churchill definì la prima vera Guerra Mondiale, fu un punto di svolta nella storia del colonialismo. La Francia fu espulsa - tra l’altro - dall’India, dal Canada, da parte del nord America. Ma forse in nessuno di questi luoghi si ebbero conseguenze così immediate come nell’isola di Cuba.
L’alleanza tra Spagna e Francia espose agli attacchi britannici le colonie americane della Spagna. Nel 1762 una spedizione britannica di cinque navi da guerra e 4.000 uomini mosse da Portsmouth per Cuba. Come già ricordato, l’Avana era stata al centro di molte attenzioni nei decenni precedenti ma nessuno era riuscito a occuparla. Gli inglesi arrivarono il 6 giugno e ad agosto la città fu cinta d’assedio. Quando l’Avana si arrese, l’ammiraglio della flotta britannica, George Keppel, terzo conte di Albemarle, prese possesso della città ed estese il controllo inglese alla parte occidentale dell’isola.
Nei successivi trattati di pace (1762-1763) alla Spagna fu imposto di cedere la Florida all’Inghilterra in cambio della restituzione di Cuba. In realtà né agli inglesi né agli spagnoli parve un buon affare, ma la mediazione della Francia costrinse le due parti ad accettare.

Dunque? Sembrerebbe tutto finito, ma non fu così. L’occupazione inglese dell’isola ebbe conseguenze catastrofiche sul delicato e stabile equilibrio etnico dell’isola. Cuba venne immediatamente trasformata nel più grande mercato di schiavi delle Americhe. Le rotte delle navi negriere puntarono direttamente su L’Avana che nel disegno inglese doveva diventare il mercato di uomini più importante dell’intera America. Nel giro di pochi anni vennero deportati a Cuba - per essere successivamente venduti nelle colonie americane - oltre 100.000 africani. Né fu sufficiente, a equilibrare questo flusso africano, l’arrivo dei pochi spagnoli residenti in Florida che, scacciati dagli inglesi, si trasferirono a Cuba. Alcune migliaia di schiavi vennero avviati nelle nuove piantagioni di zucchero.
Negli anni successivi la trasformazione dell’isola proseguì molto velocemente. Cuba, che prima della Guerra dei Sette Anni aveva una popolazione inferiore ai 150.000, alla fine della guerra ne aveva 171.620, con una percentuale comunque modesta di schiavi (22.8%). Nel 1840 la popolazione era ormai superiore al milione con una percentuale di schiavi afroamericani del 43.3 %.
Dunque - contrariamente a quanto ritenuto comunemente, l’africanizzazione dell’isola non avvenne nel XVI secolo, dopo la strage della popolazione Taíno, ma assai più tardi e il ruolo dell’Inghilterra, in questo, fu tutt’altro che irrilevante.