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Lampi di cultura

Iran, contributi arabi alla cultura persiana

Contributi arabi alla cultura persiana

Si è spesso detto che la conquista dell'Iran da parte degli arabi ha avuto lo stesso effetto di quella della Grecia da parte dei romani: Grecia capta, eccetera. Indubbiamente la cultura persiana giocò un ruolo di primissimo piano nell'internazionalizzazione dell'islam e, di conseguenza, anche della cultura araba. Al contempo però quest'ultima fornì un motore propulsore al rinascimento persiano, rappresentato non solo, ovviamente, dalla nuova religione che gli arabi portarono, e che l'Iran accolse in modo sorprendente, ma anche dalla lingua araba.  

Verso la fine del VII secolo, il califfato decise che gli scribi d'Iran non dovevano più continuare le loro registrazioni in greco e pahlavi, ma dovevano servirsi esclusivamente dell'arabo. Gli scribi si adattarono facilmente a questa nuova regola, e così l'arabo diventò la lingua ufficiale della burocrazia  nonché un'altra lingua franca dell'altipiano (anche se nella regione orientale del Khorasan questo processo fu completato solo qualche decennio dopo). L'arabo era inoltre la lingua della religione e della scienza: ogni musulmano colto doveva esprimersi in arabo, quindi testi di medicina, di astronomia e di fisica venivano redatti in arabo anche da scienziati di etnia iranica.

 Anche la nascente letteratura persiana, che tanto successo avrebbe avuto nei secoli successivi, e non solo nel territorio dove il persiano era comunemente parlato, fu debitrice dell'arabo: se infatti la letteratura si esprime in persiano moderno, o dari (forse "lingua di corte") lo fa usando l'alfabeto arabo, e dall'arabo recepisce quasi tutti i generi in cui si esprime. Anche la lingua persiana fu comunque necessariamente modificata dal contato con l'arabo, che ne arricchì il vocabolario, lasciando cospicue e indelebili tracce presenti tutt'oggi.

Attraverso lo scambio linguistico-letterario, l'elemento arabo-islamico si fonde completamente con quello iranico per dar luogo a un nuovo fenomeno. Anche la poesia, che fino al XIX secolo rimarrà il principale genere letterario in cui s'esprimono i letterati persiani, ha vita grazie alla fecondazione araba. I panegirici con cui i primi poeti persiani ringraziano i loro mecenati alle corti del Khorasan e della Transoxiana, sono modellati sull'analogo genere arabo. E per lungo tempo resta nella poesia di panegirico persiana un passaggio obbligato, ovvero la descrizione dell'accampamento abbandonato dalla persona amata, così come era in uso nella migliore tradizione panegiristica araba.
Ugualmente la prosa deve la sua fortuna alla traduzione dall'arabo e ai modelli prosastici arabi che forniscono a quella persiana i prototipi di una vasta varietà di generi, dalla storia di Tabari ai trattati di metrica, dalla geografia alla propaganda religiosa.  

Uno dei generi prosastici arabi che ebbe maggior fortuna in Persia, dove fu adottato e diffuso, fu la prosa rimata e ritmica. D'origine addirittura preislamica, la prosa ritmata venne introdotta nella prosa d'arte persiana nell'XI secolo, dove venne usata per brevi composizioni, quasi piccoli racconti narrati in prima persona inframmezzati da poesie, citazioni, proverbi in arabo e persiano.
Anche per composizioni a sfondo amoroso la letteratura persiana è debitrice del mondo arabo: la leggenda degli innamorati Leyla e Majnun, la più popolare storia d'amore del mondo islamico cantata in alcuni dei più bei poemi della letteratura in lingua persiana (composti non solo in ambito iranico ma anche indiano), ebbe origine nel deserto dell'Arabia, in seno alla tribù dei Banu Amer.