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Lampi di cultura

Cuba, 20 sec., Cubanía

La cubanía

Ispirato a Nicola Miller, A Revolutionary Modernity: the Cultural policy of the Cuban Revolution, in Journal of American Studies, n.40, Cambridge University Press, Novembre 2008

 La riscoperta della cubanía, della vera cultura cubana, rappresentò uno dei pilastri della rivoluzione negli anni ’50. Il Leitmotiv della retorica rivoluzionaria - l’importanza della cultura e l’apertura alla sperimentazione artistica come urgenza di libertà - non corrispose tuttavia a una reale libertà di espressione. Già nell’aprile del 1961 Castro disse, nel famoso discorso Palabras a los intelectuales: ‘Dentro de la Revolución, todo; contra la Revolución, nada’. Un concetto molto particolare di libertà di espressione rinforzato da provvedimenti censori (1967, centralizzazione statale dell’editoria, e ancora il cosiddetto quinquenio gris, 1970-6). È comunque vero che il governo rivoluzionario promosse un’incredibile quantità di organizzazioni culturali fondando, tra gli altri, il Teatro Nazionale, l’Accademia delle Arti, numerose compagnie di danza, orchestre, cori e scuole. Questa operazione, da sola, non basterebbe tuttavia a spiegare come mai Cuba abbia generato così tanti registi, cantanti, musicisti, ballerini, scrittori (e altro ancora) riconosciuti a livello internazionale, soprattutto se consideriamo le dimensioni dell’isola e il numero dei suoi abitanti.

Il governo cubano esercitò un’azione di difensa del patrimonio culturale dell’America Latina attraverso la promozione delle tradizioni locali. In tal senso anche l’uso della lingua fu ripulito dallo slang che aveva preso sempre più piede a partire dall’indipendenza (1902). Ma cosa significa veramente opporre la ‘cubanía’ allo stile di vita occidentale? Nel 1996 il Ministro della Cultura Armando Hart pubblicò un interessante articolo di critica alla modernità occidentale: scienza e razionalità avevano portato benefici, ma a discapito della valorizzazione della spiritualità e del mito nell’esperienza umana. Tale spiritualità aveva radici profonde nella cultura cubana ed era alla base di un umanismo ostile a ogni forma di dogmatismo.

Che questo sia condivisibile o meno, è innegabile che lo sforzo costante con cui Cuba si è impegnata per essere un’alternativa alla modernità è una delle ragioni della sua costante prolificità culturale.

L’attuale Ministro della cultura, Abel Prieto Jiménez, scrisse nel 1996:

‘Con la rivoluzione […] per la prima volta i cubani hanno avuto accesso all’interezza del loro patrimonio storico e artistico. Non si diede solo vita ad un intenso processo di tutela e promozione dell’arte e della letteratura prodotta dalle minoranze intellettuali, ma venne incentivata anche la ricerca delle tradizioni popolari così che l’origine autentica della cubanía, nelle sue svariate forme, venisse messa a disposizione delle grandi masse’.