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Cuba, 19 sec., Giuseppe Garibaldi a L’Avana

Si è a lungo sospettato che nelle sue peregrinazioni americane Giuseppe Garibaldi fosse stato contattato da numerosi rivoluzionari d’America perché accettasse di guidare rivolte per l’indipendenza o altre guerre che si ponevano dalla parte progressista.
All’indomani della II Guerra di Indipendenza - nel 1850 - Garibaldi fu contattato da rivoluzionari cubani perché guidasse nell’isola un’insurrezione antispagnola. L’incontro si svolse a New York in casa del generale Avezzana, presenti i rivoluzionari Narciso Lòpez, Gaspar Betancourt e Miguel Tolòn.

Poche settimane dopo Garibaldi partì per Cuba sulla nave Georgia. Dal suo diario di bordo si sa che si imbarcò a New York e costeggiando la costa orientale degli USA passò davanti a Savannah (Georgia), Cape Canaveral (Florida), arrivando a L’Avana domenica 17 novembre. Qui nel retro di una farmacia in via Santo Ignacio, Garibaldi - che viaggiava sotto falso nome - avrebbe incontrato alcuni cospiratori cubani che probabilmente gli rinnovarono la richiesta già fatta avere in New York. Si sa che Garibaldi non accettò: forse perché non vide le condizioni per una rivolta vincente o perché ebbe la sensazione che la liberazione dell’isola avrebbe potuto avvenire solo con il sostegno della popolazione locale e non attraverso l’azione di cospiratori giunti dall’estero.

L’evento è stato ricordato con la posa di una lapide a L’Avana (1982) da parte del Comune di Roma.

Probabilmente l’offerta più famosa giunta a Garibaldi fu quella avanzata dall’ambasciatore americano a Bruxelles, Henry Shelton Sanford, nel 1861. Su incarico del segretario di stato Seward e dunque con il parere favorevole di Lincoln, l’ambasciatore propose a Garibaldi di assumere il comando di una armata nordista nella Guerra Civile americana. L’accordo non venne raggiunto: tra le molte ragioni c’era sicuramente la speranza di Garibaldi di essere impiegato in Italia per completare la liberazione del paese e, probabilmente, la mancata chiarezza dell’interlocutore americano sulla liberazione degli schiavi. Al momento dell’incontro con Garibaldi il comportamento di Lincoln sul tema degli schiavi del Sud era ancora politicamente ambiguo: il presidente americano non intedeva rischiare il sostegno di una parte degli stati dell’Unione che sostenevano il Nord ma tolleravano, al loro interno, la persistenza della schiavitù.