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Iran, Arte partica

Arte partica

 I Parti- Arsacidi (223 a.C:-226 d.C.) dimostrarono anche in campo artistico una grande tendenza sincretistica ed assimilatrice che sarebbe diventata una caratteristica di tutta la storia della cultura iraniana.
Tradizionalmente, si divide il periodo partico in una fase iniziale, in cui i Parti si dimostrano maggiormente legati a motivi connessi alla loro origine nomade, e una seconda fase in cui emergono elementi iranici- achemenidi e greco-iranici.
In architettura, ad esempio, l'applicazione della struttura a ivan (ambiente voltato aperto sul davanti che diverrà poi una costante dell'architettura persiana islamica) è indubbiamente legata all'uso della tenda presso le popolazioni partiche; soprattutto in area occidentale invece si trova l'utilizzo di case a pianta babilonese, con corte centrale.

Per quanto riguarda la scultura, è da rilevare come i Parti recuperino l'iconografia proto-iranica del volto (maschera) scolpito nella pietra, che presenta a volte grande potenza espressiva. Contemporaneamente, si sviluppa una scultura in cui predomina il gusto del colossale, dalle forme plastiche, ammirabili nella statuaria di dei e sovrani locati nel sito di Nimrud Dagh, in cui si fondono concezioni iraniche ed ellenistiche. Oltre che dell'esperienza greca, i Parti diverranno anche debitori di quella romana, con la quale s'incontreranno a Palmira. Qui, la scultura funeraria rivela l'influenza partica soprattutto nel suo gusto per la frontalità, di derivazione orientale, che diventa una costante della scultura irano-partica: e così in un'architettura che riflette essenzialmente il gusto mediterraneo si innesta la scultura d'ispirazione orientale con il suo immobile simbolismo.

I Parti fecero ampio uso di decorazioni a stucco che si diffuse di pari passo con la pittura parietale: una delle vestigia più significative si trova nel Sistan, in un'isola sul lago di Hamun, su cui i Parti edificarono il palazzo di Kuh-e Khaja. Qui troviamo in nuce alcuni motivi che verranno sviluppati nella successiva epoca sasanide, quali l'utilizzo di elementi ibridi vegetali per le decorazioni a stucco e la composizioni di personaggi che trovano eco nelle bassorilievi sasanidi coevi. Straordinaria presenza anche dell'elemento femminile, una regina, rappresentata accanto al suo re in un affresco dai colori vivaci in cui i contorni neri sottolineano i particolari delle vesti e del corpo.

Contrastanti motivi compaiono invece a Dura Europos: il cosiddetto "affresco di Conon" raffigura personaggi biancovestiti nell'atto di compiere un sacrificio rituale. La frontalità partica è anche accentuata dall'esigenza rituale del dipinto che, nonostante la fissità dei volti e la rigidità dei corpi, riesce a comunicare forza espressiva. Più marcatamente iranici invece gli affreschi rappresentanti scene di caccia a cavallo, un motivo, tra l'altro, a ponte tra la tradizione achemenide e quella sasanide. Quest'ultima, in particolare, raccoglierà l'eredità partica costruendo un proprio repertorio in cui scene di caccia, di banchetti, di sacrifici e di investiture reali saranno predominanti.

L'arte partica è stata recentemente rivalutata in quanto costituente una forza dominante e unificatrice in aree geografiche e culturali diverse e lontanissime in cui i Parti si erano diffusi, soprattutto in Asia centrale e nella Russia meridionale. Inoltre, il suo fondamentale carattere iranico consentì la continuità tra la tradizione achemenide e quella sasanide.