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Cuba, 20 sec., Baia dei Porci

Lo sbarco alla Baia dei Porci

da Howard Zinn, Storia del popolo americano, Il Saggiatore, Milano, 2017

L’accordo democratico-repubblicano, progressista-conservatore per la prevenzione e il rovesciamento dei governi rivoluzionari ovunque fosse possibile - che si trattasse di comunisti, di socialisti o di governi ostili alla United Fruit - si manifestò nella maniera più palese nel caso di Cuba. Nel 1959 la piccola isola a meno di centocinquanta chilometri dalla Florida aveva visto un gruppo di rivoluzionari guidati da Fidel Castro abbattere la dittatura di Fulgencio Batista, sostenuto per molti anni dagli Stati Uniti. La rivoluzione rappresentava una minaccia diretta agli interessi economici americani. La politica di buon vicinato di Franklin D. Roosevelt aveva portato all’abrogazione dell’emendamento Platt, che autorizzava gli Stati Uniti a intervenire militarmente sull’isola: Washington, tuttavia, manteneva la base navale di Guantànamo e gli interessi delle industrie americane continuavano a dominare l’economia cubana. Le aziende statunitensi controllavano tra 1’80 e il 100 per cento dei servizi, delle miniere, degli allevamenti e delle raffinerie di petrolio, il 40 per cento dell’industria zuccheriera e il 50 per cento delle ferrovie pubbliche.

Fidel Castro era stato incarcerato dopo avere condotto un assalto fallito a una caserma di Santiago. Una volta rilasciato, riparò in Messico, dove conobbe il rivoluzionario argentino Che Guevara, e tornò a Cuba nel 1956. I pochi guerriglieri di Fidel Castro, annidati nella giungla e sulle montagne, si battevano contro l’esercito di Batista raccogliendo consensi crescenti nella popolazione; poi scesero dalle montagne e attraversarono il paese, raggiungendo L’Avana. Il governo di Batista crollò il Capodanno del 1959. Al potere, Castro cominciò a costruire un sistema nazionale per garantire l’istruzione e l’alloggio e distribuire la terra ai contadini nullatenenti. Il governo confiscò oltre quattrocentomila ettari a tre società americane, compresa la United Fruit.

Cuba aveva bisogno di denaro per finanziare i propri programmi, ma il Fondo monetario internazionale, dominato dagli Stati Uniti, non voleva prestarle denaro perché il governo non accettava le sue condizioni di «stabilizzazione», che avrebbero compromesso il programma rivoluzionario già avviato. Quando Cuba firmò un accordo commerciale con l’Unione Sovietica, le compagnie petrolifere di proprietà americana presenti a Cuba rifiutarono di raffinare greggio di provenienza sovietica, e Castro le confiscò. Gli Stati Uniti tagliarono le proprie importazioni di zucchero da Cuba, che ne dipendeva economicamente, e l’Unione Sovietica accettò immediatamente di comprare tutte le settecentomila tonnellate che l’America respingeva.