Lampi di cultura

Uzbekistan, Ferghana: storia II

da Alessandro Magno all'occupazione islamica

Sulle tracce degli uccisori di Dario III, di cui si era dichiarato erede, Alessandro entrò in Sogdiana nel 329 ac ne occupò le città più importanti. La presenza greca nella regione venne duramente ostacolata dagli abitanti del luogo che insorsero contro Alessandro e la sua occupazione capitanati da un signore che era già stato a corte di Dario III e che era accusato del regicidio. Fu una guerra senza esclusione di colpi, al termine della quale Spitamen fuggì in Choresmia, oltre il fiume Oxus, e Alessandro pacificò la regione.  Curiosamente per la storiografia sovietica la rivolta di Spitamen è la prima testimonianza di lotta antimperialista dei popoli dell'Asia centrale…

La morte di Alessandro vide Ferghana e Sogdiana passare sotto il controllo dei generali Seleucidi: fu un periodo di gravi problemi politici e militari. L'impero era troppo vasto per la forza dei generali di Alessandro e le regioni troppo diverse. Il Panjab, in India, fu la prima delle regioni a staccarsi dall'Impero Seleucide e a passare sotto i Maurya. Quindi fu la volta della Sogdiana, inglobata nel nascente impero dei Parti.

Per quattro secoli l'Impero Partico controllò la Sogdiana, inserendola felicemente all'interno delle rotte carovaniere che iniziarono in quel tempo a collegare la Cina a Roma. La ricchezza dei Parti e delle loro capitali, in primo luogo Nisa, fu proprio legata alla presenza dei commerci con l'Oriente di cui grandi protagonisti furono i commercianti della Sogdiana e di Ferghana. È in questi anni che la valle di Ferghana impose il sogdiano come lingua "franca" del commercio soppiantando il greco.

La crisi dell'Impero Partico, il sorgere della potenza della dinastia di Ardashir (224-241) videro la Sogdiana parte del nuovo impero Sasanide, in una rivitalizzazione degli elementi zoroastriani, l'imposizione di un forte stato centralizzato, la crescita di un nemico per l'occidente ancora più pericoloso dei Parti.  

Nel V sec. dc l'invasione degli Unni Eftaliti portò alla caduta della Sogdiana (484) e la sua fuoriuscita dall'Impero Sasanide. Non sappiamo quale fosse in quel tempo la presenza buddhista in Ferghana e Sogdiana, ma è probabile che anche in queste zone, come in tutte le altre a loro sottoposte, gli Unni abbiano manifestato una notevole aggressività nei confronti dei monasteri e dei luoghi di culto buddhisti.  In ogni caso gli Unni vennero sconfitti e probabilmente inglobati dai nuovi conquistatori, giunti dal nord dalle prateria della Mongolia. I turchi, leggendari figli di una lupa di e un uomo dei Monti Altai, distrussero l'esercito Unno nel 560 (battaglia di Talas). Il loro principe, denotando uno spirito dello stato e dei commerci davvero notevole, mandò immediatamente una delegazione in Occidente proponendo a Bisanzio di riprendere le rotte commerciali tagliando fuori l'Iran e l'Impero Sasanide la cui incidenza, in termini economici, era giudicata eccessiva.

Si trattò tuttavia di una breve parentesi. La ricchezza del periodo e lo sfarzo delle città della Sogdiana in quegli anni è ben resa dai cicli di affreschi rintracciati in Varaksha e Afrasiab (Uzbekistan ) e Pendjikent (Tadjikistan) oggi in gran parte esposti al Museo dell' Ermitage in San Pietroburgo.

Su questo nascente mondo legato a Turan (Iran esteriore) al tempo stesso mazdeista, manicheo, nestoriano e cristiano si stava per abbattere un evento decisivo: l'invasione islamica del VII-VIII  secolo.