Lampi di cultura

Uzbekistan, Storia del cotone

Valle di Ferghana: il cotone - Desertificazione dell'Asia centrale e politica energetica: si sfuggirà al dramma?

Non c'è dubbio sul fatto che la Valle di Ferghana (pron. Ferganà) sia stata fin dalla più remota antichità la regione più ricca, fertile ed ospitale a disposizione delle carovane di commercianti dirette in Oriente o in Occidente: oasi verde e ricca dopo settimane di polvere, deserto e montagne, Ferghana alimentò un'economia fin dai più antichi tempi posta a metà via tra le ricchezze prodotte dai commerci e quelle più costanti dell'agricoltura. Tra queste le famose rose e l'uva e il celeberrimo cotone.

Acqua, caldo, terra fertile: agli agronomi sovietici che negli anni '30 si posero il problema di una crescita economica della regione e di un suo inserimento nel sistema produttivo sovietico non parve evidentemente né difficile né pericoloso sollecitare una accelerazione di questo processo secolare. La valle di Ferghana, ancor più irrigata con le acque che discendevano dai monti del vicino Kirghizstan e che confluivano nel fiume Syr-Darjia vide una notevole estensione dell'area coltivata ed una tale crescita della produzione del cotone da prefigurare una vera e proprio "mono-produzione". Quanto avvenne in Ferghana stava in quegli stessi anni riproponendosi anche in altre regioni dell'Asia centrale sovietica, incluso l'Uzbekistan.
Oggi, a distanza di quasi 50 anni dalla forte accelerazione di questo processo, sembra che siano stati compiuti errori particolarmente gravi, forse decisivi nella desertificazione dell'area e che non si sa come e con che mezzi rimuovere. Le acque che con abbondanza sono state distribuite nei campi per alimentare le piantine di cotone hanno sempre di più impoverito il corso del fiume Syr-Darjia e del suo vicino, parallelo di corso, Amur-darjia. Entrambi sboccavano nel Lago d'Aral.
Qui la forte riduzione dell'acqua, combinata con l'evaporazione del luogo, ha portato alla drammatica riduzione della superficie del lago, alla vertiginosa crescita della sua salinità per cui ormai non vi è più alcuna pesca possibile. Quella che un tempo fu una delle oasi più verdi e prosperose dell'Asia centrale oggi è una catastrofe ecologica di dimensioni incommensurabili.

Ma non è solo a valle che l'estensione delle terre coltivate a cotone di Ferghana e altre regioni ha avuto conseguenze disastrose. L'acqua usata per irrigare ha infatti un alto indice di salinità sicché più la si usa per irrigare e più si deposita sale che brucia ogni possibilità di ripresa della terra. E, d'altra parte, le precipitazioni sono talmente scarse che non è certo dalla pioggia che ci si può attendere una soluzione positiva del problema. Tra qualche decennio, questo per lo meno sostiene una certa forma di catastrofismo ecologico non necessariamente esagerato, la valle di Ferghana sarà un immenso deserto dove nessuna coltivazione sarà più possibile.
Può darsi, comunque, che qualcosa stia avvenendo e sia utile, sebbene non sia stato raggiunto direttamente. La assenza di fonti di energia nel Kirghizstan (che non dispone di petrolio) ha costretto questo paese da cui provengono tutte le risorse idriche di Ferghana a costruire imponenti sbarramenti sui fiumi per alimentari centrali idroelettriche. Ciò ha comportato che l'acqua dei fiumi, prima di essere dispersa in pianura, sosta per lunghi periodi in bacini montani chiusi: qui i sali tendono a depositarsi sul fondo, sicché l'acqua che finalmente viene poi distribuita è assai più dolce e meno salina di quella di una volta. Sarà la soluzione?

Più probabile vedere in questa totale dipendenza di Ferghana (Uzbekistan) dalla politica energetica del Kirghizistan  un forte motivo di tensione tra due popoli che, sebbene usi a vivere insieme da secoli, sono separati dall'inconciliabile distanza che separa i nomadi kirghzi dagli agricoltori e coltivatori uzbeki.