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Lampi di cultura

Asia Centrale, La formazione del mondo nomade

Tema di grande fascino, legato alla nuova percezione di un mondo che veniva considerato fino a pochi anni fa "naturale".  

Gli studi di archeologi, etnologi e linguisti hanno in realtà dimostrato che il nomadismo non è un punto di partenza di un determinato gruppo umano, non è - dunque - una scelta "a priori". Non si nasce nomadi, né in Asia centrale né in Africa, ma si giunge al nomadismo attraverso una serie di passaggi obbligati frutto - in linea di massima - del ripresentarsi di identiche condizioni economiche e sociali.  
Quando una economia agricola comincia a sviluppare meno risorse di quante ne occorrerebbe per sfamare la popolazione ovvero quando la ricchezza di un'agricoltura mette in moto un meccanismo difficilmente controllabile di crescita della popolazione, allora di fronte alla prime difficoltà di sostentamento gruppi periferici si staccano dal nucleo agricolo, si impadroniscono di una tecnica che la società di agricoltori non aveva pienamente sviluppato (quella dell'allevamento del bestiame) e - finalmente - si allontana, alla ricerca dei nuovi pascoli.
Il nomadismo dell'Asia centrale, uno di quelli maggiormente studiati, non é dunque fenomeno "di formazione" di una cultura, ma interviene in epoche relativamente tarde, in ogni caso successive allo sviluppo delle società agricole. Una riprova di questa provenienza legata a una origine agricola è conservata nel mito di molte tribù nomadi (in particolare modo quelle turche) di una sorta di terra originaria di provenienza. Luogo reale e leggendario al tempo stesso in cui si sarebbe manifestata la vita o la presenza di una volontà superiore. Talora, ed è questo il caso di numerose tribù nomadi di origine altaica, vennero divinizzate o tenute in funzione in quanto cerimoniali strutture la cui concezione apparteneva a tribù agricole che, in precedenza, occupavano la stessa regione di provenienza del nomade.  

Ugualmente è certo che l'inizio del nomadismo coincide con l'addomesticamento e l'utilizzo di alcuni animali particolarmente importanti tra cui il cavallo e il cammello. Ora, indipendentemente dalla data che si vorrà scegliere come determinante per questo processo di addomesticamento è certo che esso fu - in ogni caso - di molto successivo a quello della agricoltura.
In Asia Centrale questo processo evolutivo dell'umanità, la comparsa tarda del nomadismo e a margine di culture agricole,  ha ricevuto più di una conferma archeologica e letteraria.  

I primi nomadi di cui si senta parlare, i primi a comparire nelle fonti delle popolazioni sedentarie di frontiera o meno, sono gli Sciti della Russia meridionale o delle regioni del Caspio. Se il nome Sciti sappiamo che venne utilizzato in numerose circostanze per definire i popoli più diversi, ed è quindi generico e necessariamente impreciso, la datazione della comparsa di questo popolo o di altri ad esso simile sono nel complesso precise: IX secolo a.C.
Il sopraggiungere dal nord della Russia del primo popolo che sappiamo con certezza essere stato nomade segue dunque di un importante lasso di tempo la formazione della grandi civiltà agricole della mezza luna fertile (Mesopotamia) o delle valli fluviali (Fiume Giallo, Indo, Nilo).

Il nomadismo - e relativa migrazione di popoli ad essa collegata - sono pertanto fenomeni recenti nella storia dell'Umanità. Il nomadismo, per lo meno in Asia centrale, non è una scelta alternativa all'agricoltura ed inizialmente non poggia su basi razziali o etniche. È nomade colui che non riesce più ad essere sostenuta dalla agricoltura della propria regione e si separa dal nucleo originario per dare origine, nel tempo, a una cultura profondamente diverse ma che sempre resterà integrata con la cultura agricola dei popoli sedentari.

E sarà proprio il grado di accettazione di questo rapporto bipolare tra nomade e agricoltore a determinare il carattere delle relazioni tra queste due sfere culturali, spesso in conflitto sanguinoso ma, più spesso, in reciproca collaborazione.