Lampi di cultura

Israele, Gerusalemme, Fortezza Antonia

È il luogo dove la tradizione cristiana colloca parte della passione di Gesú Cristo, la flagellazione e l'esposizione alla folla da cui "Ecce Homo". E' dunque una meta seconda solo al S.Sepolcro per i fedeli. Tuttavia nel complesso ben poco é dato vedere di questo sito che é oggi in parte occupato dalla Custodia di Terra Santa. La sua importanza, comunque, per il Vangelo e la Gerusalemme del I secolo é fuori discussione.

Il pretorio dove Pilato processó Gesú si trovava, secondo una antica tradizione, in una fortezza sita a poca distanza dal Tempio di cui dominava la immensa spianata, torri e terrazze. Ora poiché questa non era la residenza abituale del Procuratore e nemmeno quella a Gerusalemme é stata prospettata l'ipotesi che in occasione della Pasqua il Procuratore si trasferisse in questa fortezza per poter più facilmente controllare i grandi afflussi di folle e le conseguenti risse nelle vicinanze del Tempio. Si sa che la fortezza esisteva al tempo di Geremia sotto il nome di torre di Hananeel, era stata quindi restaurata all'epoca dei principi asmonei e chiamata Baris. Erode il Grande l'ampliò e l'abbellì, e, in onore del suo amico, il triumviro romano Marco Antonio, la denominò Antonia.  

«All'intemo - narra lo storico Giuseppe Fiavio (Guerra giud. 5, 5-8) - essa aveva l'ampiezza e la disposizione di reggia: era ripartita in molteplici appartamenti per usi diversi come atri, portici, bagni e larghi cortili per le truppe, tanto che assomigliava ad una città, fornita com'era di tutto il necessario, e ad una reggia per la magnificenza della struttura. Costruita poi interamente sul piano d'una fortezza qua- drangolare aveva, in quattro lati, quattro torri, tre delle quali erano alte 50 cubiti, mentre quella di SE raggiungeva i 70 cubiti in modo che dalla sua sommità si vedeva l'intero Tempio. Dalle parti dove si ricollegava con i portici dei Tempio, la fortezza.aveva scale per le quali scendevano le guardie, poiché in essa risiedeva in permanenza una coorte romana, ed i soldati armati si distribuivano lungo i portici durante la festività, vigilando che il popolo non organizzasse complotti".  

Gli scavi eseguiti nel convento francescano della Fiagellazione e nei sotterranei del monastero delle Suore di Nostra Signora di Sion, hanno dato occasione a P. Meistermann e poi a P. Vincent di proporre una ricostruzione della fortezza Antonia in questo luogo.  
Secondo la ricostruzione ipotetica di P. Vincent (che è la più diffusa), la fortezza era un vasto quadrilatero, protetto da quattro torri e separato a N della collina rocciosa dei Bezetha da un ampio fossato. Un banco di pietra di cui resta intatta una parte a N della cappella della Condanna divideva all'interno il vasto edificio in due parti distinte: l'oriente e l'occidente. La parte orientale abbracciava verso S, in relazione diretta col Tempio, tutta l'installazione di un palazzo innalzato sopra una piattaforma rocciosa la cui arca sarebbe occupata oggi dalla scuola musulmana e dove ha inizio la -Via Crucis-; verso N poi, ove sorge il convento della Flagellazione, si sviluppavano le dipendenze della cittadella: magazzini, prigione, caserma ecc. Il pavimento, di cui si vede l'inizio nella cappella della Condanna e la continuazione nei settorranei del monastero di N. Signora di Sion, era coperto di larghe pietre molte delle quali striate da scanalture trasversali per impedire ai cavalli di sdrucciolare. Tracce di giochi usuali ai romani sono scalfite su diverse pietre, e ad intervalli regolari si osservano nel pavimento dei canaletti per raccogliere le acque piovane e convogliarle nella grande cisterna sottostante. La porta della fortezza, a duplice arco, era situata a 0 e dava accesso, dalla strada della città, all'ampio cortile detto Lithòstrotos, -lastricato- per eccellenza, dagli abitanti che parlavano la lingua greca, e Gabbata, «rialzo», dai locali che usavano la lingua aramaica e che guardavano piuttosto alla elevazione dei suolo su cui poggiava l'Antonia.