Lampi di cultura

Armenia e Iran, Storia

Stato cuscinetto fra oriente ed occidente, l'Armenia fu conquistata prima dai Medi e poi dagli Achemenidi, del cui impero divenne importante satrapia. Sotto la dinastia degli eredi di Ciro l'Armenia era  perfettamente "iranizzata": gli Armeni seguivano la religione dei signori di Persepoli , soprattutto i culti di Mithra e di Anahita, la dea dell'acqua (chiamata Nane in armeno) e la loro lingua era in parte debitrice dei dialetti iranici.  

Gli Armeni, che venivano dall'Anatolia, erano divisi in due gruppi, una confederazione a ovest formata dalle tribù Hayy, e una più a oriente in cui erano confluiti elementi appartenenti all'antico regno di Urartu, fiorito intorno al lago di Van.
Alla morte di Alessandro Magno l'Armenia ritornò indipendente (323 a.C.) ma con la comparsa di Roma in Asia minore, l'Armenia divenne motivo di conflitto tra i Romani e i Parti Arsacidi, i nuovi dominatori dell'altopiano iranico. L'Armenia lottò per mantenersi autonoma e neutrale, ma in qualche modo rimase nella sfera d'influenza arsacide: Arsace, infatti, nel 149 a.C. installò lì il fratello Valarsace in qualità di capostipite degli Arsacidi di Armenia che sarebbero rimasti al potere fino al 428.

Nel 66 a.C. il parto Volosgese I si sottomise ai Romani: in cambio il fratello Tiridate avrebbe dovuto diventare re d'Armenia. A quest'epoca la religione iranica in Armenia era così forte, che Tiridate rifiutò di andare a Roma a farsi incoronare da Nerone via mare, per non inquinare l'acqua.
La dinastia degli Arsacidi d'Armenia rimase al potere anche quando i Parti furono sconfitti dalla nuova casa regnante che avrebbe riesumato i fasti achemenidi, ovvero quella dei Sasanidi. Sappiamo, dalle stesse fonti sasanidi, che molti dei territori della Transcaucasia e la stessa Armenia, furono conquistati dai sovrani sasanidi strappandoli a dinastie locali.

Il dominio sasanide sull'Armenia non fu duraturo: nel 283 Kerbela II dovette cedere l'Armenia a Roma, perché impegnato sul fronte orientale a difendere l'impero minacciato dai Saci.
Il cristianesimo si fa strada in Armenia (e in tutto l'impero persiano), e dapprima non è osteggiato dai sasanidi: i cristiani sono perseguitati da Roma, quindi entrambi hanno lo stesso nemico. Ma nel 303 re Tiridate (287-314) si converte al cristianesimo, come succede poco dopo all'imperatore Costantino, e proclama il cristianesimo religione di stato: l'Armenia diventa quindi potenziale alleata di Roma. In realtà è soprattutto la corte armena che è diventata cristiana, mentre resta nel paese una consistente frazione "pagana" che guarda alla Persia sasanide come riferimento. Negli anni successivi però, grazie all'opera capillare dei monaci il cristianesimo prende sempre più piede in Armenia, mentre la regione viene spartita tra Roma e Ctesifonte (387) e, successivamente, a fasi alterne, viene inglobata ora dall'una ora dall'altra delle due superpotenze.

Nel 642 l'Armenia è conquistata dagli Arabi, che circa dieci anni dopo decidono di affidare la regione ad un principe armeno che avrà il titolo di patrizio d'Armenia. La carica diventa talmente importante che i patrizi locali diventano dei signori indipendenti e tali rimarranno fino alla fine del IX secolo.

(Anna Vanzan)