Lampi di cultura

Armeni e Isfahan

Shah 'Abbas (1587-1629) della dinastia dei Safavidi fu un grande sovrano sotto il cui regno l'Iran prosperò come mai prima. La grandezza del suo regno fu acquista con tenacia e decisione, e con la coscienza che il fine giustificava i mezzi. Una delle azioni che meglio dimostrano questo aspetto di Shah 'Abbas il Grande è la politica che egli perseguì nei confronti degli Armeni, che, all'epoca della salita al trono del nostro sovrano, erano localizzati nell'area nord ovest del paese, sulle rive del fiume Arasse, in Azerbaijan.  

 Avendo spostato la capitale proprio dall'Azerbaijan a Isfahan, nell'Iran centrale, Shah 'Abbas decise che anche gli Armeni dovevano seguirlo nella capitale, dove avrebbero dovuto occuparsi delle attività a loro congeniali che avrebbero dato prosperità e lustro a Isfahan e all'Iran, ovvero il commercio e l'edilizia. Per vincere la riluttanza degli Armeni a spostarsi in massa, il sovrano safavide non esitò a deviare i canali che portavano l'acqua alle terre armene. A migliaia di armeni non rimase così che spostarsi a Isfahan, dove vennero fatti convergere in un quartiere a loro destinato (onde evitare frizioni con la maggioritaria popolazione musulmana), separato dal centro città dal fiume Zayande, in un quartiere che venne chiamato Nuova Jolfa, in ricordo dell'omonima città armena situata molto più a nord, sul fiume Arasse.  
Protetta da leggi speciali, autorizzata a praticare la propria religione, a parlare la propria lingua e a costruire le proprie chiese, la comunità prosperò, e a fine XVI secolo gli Armeni erano triplicati.  

I rapporti tra Armeni e non, non furono sempre idilliaci, ma a parte qualche sporadico scontro, la vita della comunità si è svolta senza grandi traumi. In ogni epoca, personalità armene sono riuscite ad emergere nei quadri dirigenti del paese. Ora gli Armeni riconoscono l'Iran come uno dei paesi più accoglienti nei loro riguardi, in cui hanno trovato ospitalità e scampo in occasioni drammatiche quali il genocidio armeno perpetrato dalle autorità turche.
Anche oggi Jolfa ospita la più grossa concentrazione di Armeni d'Iran, con le loro scuole, le chiese (una dozzina), i negozi che vendono i prodotti del loro artigianato, pubblicizzati da scritte e insegne in lingua armena.  

A Jolfa si trova anche il famoso complesso di Vank, che comprende un museo, una ricchissima biblioteca, scuole e una cattedrale, costruita intorno alla metà del XVII secolo, visitabile da chiunque.  
Piuttosto anonima all'esterno, la cattedrale si apre in un ambiente non grande ma ricchissimamente decorato: pareti e soffitto sono completamente ricoperti da dipinti a olio rappresentanti scene dal Vecchio e dal Nuovo Testamento in uno stile armeno-persiano che fa torcere il naso a molti storici dell'arte, ma che non è privo di una sua originalità e grazia.
Sempre all'interno del complesso, il museo, inaugurato nel 1930,  ricorda le tappe salienti della storia degli Armeni in Iran: notevoli sono i torchi della stampa, procedimento che gli armeni introdussero per primi in questo paese, e i primi documenti ottenuti con il nuovo sistema, in prevalenza letteratura sacra. Tra l'altro, la stamperia della cattedrale fu una delle prime in medio oriente a stampare Il Libro dei Salmi, nel 1638.  

Altre testimonianza etnografiche (costumi, tessuti gioielli) e artistiche dimostrano come durante i secoli gli Armeni si siano "iranizzati" mantenendo al contempo tradizioni, cultura e orgoglio propri.

  

(Anna Vanzan)