Lampi di cultura

Iran, Storia, XIX sec.

Lo scontro tra gli imperi: espansione in Caucaso e in Asia Centrale

L'Iran del XIX fu involontaria pedina del Great Game delle grandi potenze occidentali in Asia: Russia e Gran Bretagna furono i contendenti principali che non si fecero scrupoli di usare l'Iran come piedistallo per le loro ambizioni espansionistiche.

Dapprima furono le province transcaucasiche d'Iran e l'accesso al Mar Caspio che attirarono l'attenzione della Russia: già nei primi anni del 1700 Pietro il Grande era riuscito ad erodere parte dei territori caspici, ma questi furono poco dopo restituiti nell'intento di assicurarsi l'appoggio persiano contro gli Ottomani, anch'essi interessati al Caucaso. A fine secolo, la questione georgiana doveva esplodere: sollecitata dagli stessi Georgiani, la Russia entrò nel paese, ponendo fine al secolare dominio persiano della zona. Gli inizi dell'800 furono caratterizzati dai continui tentativi russi di allargare la propria influenza sui khanati intorno alla Georgia. L'Iran si alleò prima con la Francia e poi con la Gran Bretagna contro la Russia, ma invano: il rapido capovolgimento delle fortune napoleoniche e il voltafaccia inglese isolarono l'Iran che perse quasi tutti territori caucasici (1813).

Perse le speranze di riconquistare ciò che aveva perso ad ovest, l'Iran si rivolse a est, nel Khorasan, dove ribellioni continue minacciavano il governo centrale. La Russia, vedendo in ciò una via per la sua espansione in Asia centrale, incoraggiò il governo persiano cui offrì addirittura il proprio aiuto. Questo fatto allarmò la Gran Bretagna, che intravedeva nella manovra russa un modo per espandersi in Asia centrale, minacciando i domini inglesi d'India. Nel 1856, le forze iraniane conquistarono Herat e la Gran Bretagna rispose immediatamente, organizzandosi nelle basi da lei controllate nel Golfo Persico (Bushire e Kharj) minacciando di attaccare l'esercito persiano sul suo stesso territorio, se gli iraniani non si fossero ritirati da Herat. Il re Qajar fu costretto a ritirale le sue truppe e a riconoscere l'indipendenza del regno afghano.

 Agli inizi degli anni sessanta, la Russia sferrò un decisivo attacco ai khanati centrasiatici, conquistando Samarcanda (1868) e riducendo il khanato di Bukhara a stato suo tributario: presa anche Khiva (1873), i Russi si rivolsero verso il Turkmenistan, per completare la loro conquista del Mar Caspio, questa volta a est del grande lago. Seriamente preoccupati per quest'espansione russa, gli inglesi fecero pressione sulla corona persiana affinché concedesse loro  di espandere la loro effettiva influenza a sud del paese, onde garantirsi l'esclusivo passaggio ai loro domini indiani. Lo sfruttamento delle miniere, l'esclusiva sulla costruzione di ferrovie ed altre vie di comunicazione a sud di Isfahan dovevano passare sotto il diretto controllo inglese. Ma la sempre più incisiva influenza russa alla corte di Teheran aiutò il fallimento di queste concessioni. Inoltre, tra fine 1800 e i primi del 1900, il crescente rivolgersi della corte persiana a San Pietroburgo per cospicui prestiti, fece sì che i destini d'Iran fossero sempre più in mano russa. San Pietroburgo ormai apriva consolati che avevano la forza di veri e propri governi locali in varie città d'Iran, mentre a Teheran nulla veniva deciso senza il permesso dell'ambasciatore russo.

Un cambio nella politica estera britannica e la sconfitta dei russi ad opera dei giapponesi riavvicinò le due potenze, facendo loro siglare un accordo con cui l'Iran (che non fu nemmeno avvisato dell'accordo) venne diviso in due sfere d'influenza: nord ai Russi, sud agli Inglesi (1907). Mente i russi invadevano l'Azerbaijan, il Gilan e il Khorasan, gli inglesi trivellavano il sud del paese, dove era stato scoperto il petrolio.
Lo scoppio della prima Guerra Mondiale vide Russia e Gran Bretagna alleate per evitare la penetrazione tedesca a oriente. Ma la rivoluzione bolscevica doveva di nuovo ribaltare alleanze e equilibri, introducendo nel Great Game uno nuovo giocatore, gli Stati Uniti.

  

(Anna Vanzan)