Lampi di cultura

Etruria, Donne

Il lavoro delle donne

In Etruria, come nel resto del mondo antico, le donne che lavoravano erano quelle appartenenti ai ceti sociali meno elevati, perlopiù serve o schiave. Filatrici e tessitrici di classe sociale inferiore producevano infatti tessuti sia per abiti sia per vele sia per tende o per coperte. Invece individui di sesso indifferentemente maschile o femminile lavoravano in qualità di servitori ai banchetti, come viene attestato nell'iconografia funeraria. Ma, a differenza della manodopera domestica maschile (cui sembra fosse riservato il servire a tavola) che appare perlopiù nuda, quella femminile è riconoscibile dall'uso di una semplice tunica che arriva al polpaccio con maniche al gomito, e non sempre compare nei simposi.

Un'altra categoria di lavoratrici, la cui esistenza è nota attraverso l'iconografia degli specchi, è quella delle serve dedite alla cura della persona fisica della domina. La categoria più diffusa è quella delle pettinatrici e delle unguentarie, mentre il termine latino di cosmetae sembra da riferire ad individui di sesso maschile che nella Roma repubblicana indicavano quale fosse, per una data occasione,   il vestito migliore, la pettinatura più adatta e così via. E' verisimile che l'unguentaria etrusca, oltre ad avere cura dei profumi della domina, si occupasse da sé della preparazione degli olii profumati, come era costume in Gallia e poi a Roma in età imperiale. E' inoltre possibile che tale ufficio, legato non solo alla produzione di unguenti e di olii profumati per l’estetica femminile, ma anche alla preparazione del defunto per i riti funebri, fosse di pertinenza femminile con manodopera specializzata fin dall'età arcaica, come ci attesta la ricchissima produzione di balsamari etruschi a imitazione di quelli importati dall'Oriente e da Corinto.  

Un'altra categoria sociale ben individuabile fin da epoca arcaica è quella della gente di spettacolo. Si possono distinguere due gruppi, le suonatrici di crotali e le saltimbanche. In ambedue i casi, esse sono facilmente individuabili dall'abito indossato: una tunica con sopra un farsetto a maniche corte in tessuto pesante. Non è facile dire se si tratti di un costume di scena, oppure se tale abito sia indicativo di una classe sociale emarginata. In Grecia le suonatrici di crotali appartenevano al gradino inferiore della categoria delle prostitute e venivano rappresentate nude, così come normalmente le etere. Ma il motivo che può indurre ad inserire le crotaliste e le suonatrici di doppio flauto tra la gente di spettacolo, piuttosto che nella categoria delle prostitute di tipo greco o romano, è la presenza di una donna con tunica, farsetto e crotali, su un cippo chiusino del museo di Palermo, fra un oplita e un auleta in attesa del verdetto del giudice di gara.  

Manca purtroppo qualsiasi documentazione certa, allo stato presente degli studi, sull’appartenenza delle donne a collegi sacerdotali, presenti per esempio nella vicina Roma.

(Elena Smoquina)