Lampi di cultura

Etruria, Agricoltura

Fin dal periodo più antico della storia etrusca, la gran quantità di cippi di confine trovati sul territorio ci dimostra come i confini degli appezzamenti di terreno fossero addirittura considerati sacri; ma nell’agricoltura, come in altri settori del vivere etrusco, l’incontro con la cultura greca produsse cambiamenti significativi, promuovendo una maggior razionalizzazione nello sfruttamento del territorio (razionalizzazione che, come pare ovvio, avrebbe toccato il suo culmine in età romana). Viene infatti introdotta dapprima la tecnica di coltivazione a maggese, cioè l’alternanza di coltivazione di legumi e graminacee, che permette uno sfruttamento migliore della terra; con il VI secolo a. C. è introdotto l’ulivo, ma già con il VII secolo si era affermata la coltivazione ‘professionale’ della vite, che in Etruria veniva più spesso appoggiata agli alberi, piuttosto che coltivata in filari, generando un’impressione di mancanza di ordine, atipica per chi conosce il paesaggio toscano attuale.   Fondamentale è poi l’introduzione dello strumento di misurazione della terra detto groma: la fertilità dei campi etruschi, decantata dagli scrittori latini, era tale che, con la presa di Veio, Livio narra che le plebi romane avrebbero voluto trasferirsi in massa nelle nuove terre. Sempre le fonti ci ricordano come, in occasione della spedizione di Scipione in Africa nel 205 a.C., l’Etruria, con l’eccezione di Arezzo e Populonia, diede il maggior contributo in prodotti agricoli e legname.

Ma in età romana il paesaggio è profondamente cambiato: se nelle città alleate continua a prevalere l’utilizzo del territorio secondo i modi tradizionali etruschi, nelle colonie viene invece attuata la centuriazione, i cui effetti sul paesaggio sono ancora riconoscibili in numerosissime zone della campagna italiana – soprattutto nel nord –, e non solo toscana: la suddivisione, cioè, del territorio mediante l’impostazione di assi ortogonali primari (un cardo massimo e un decumanus massimo), parallelamente ai quali vengono tracciate linee minori, il cui nome è ancora di cardo per le linee che seguono la direzione nord – sud, decumanus per quelle invece tracciate in senso est – ovest; viene così attuata la lottizzazione del terreno e l’assegnazione ai proprietari di singoli lotti di dimensioni variabili (possono essere infatti attribuite ad un unico proprietario più parcelle di territorio), ma sempre regolari. Già nel tardo periodo repubblicano il sorgere delle villae suburbane o extraurbane modifica la tecnica di coltivazione, che si fa estensiva: non più finalizzata infatti soltanto all’autoconsumo, ma alla vendita dei prodotti del fundus. La coltivazione estensiva conosce un nuovo incremento quando, con la media e tarda età imperiale, grandi appezzamenti di terreno sono concentrati nelle mani dell’imperatore; ma in Toscana l’evoluzione da villa romana a curtis medievale avviene con un passaggio più graduale e meno avvertibile a livello di modificazione del paesaggio, che conserva, in molti casi, l’aspetto non antropizzato ed industrializzato di cui potevano godere, sicuramente in misura maggiore, i nostri antenati.

ELENA SMOQUINA