Lampi di cultura

Etruria, Metallurgia

In Italia la metallurgia del rame arriva già nel III millennio a.C. - utilizzata all’inizio per produrre armi e asce – ed è testimoniata grazie a tracce di attività estrattiva proprio in Toscana oltre che in Trentino; più avanti, con l’età del Bronzo, si diffonde l’utilizzo del metallo anche per la produzione di monili (quali cinturoni, fibule - le spille utilizzate per chiudere le vesti -, pendagli e bracciali), oltre a quella di utensili ed armi.  

La tecnica impiegata per la produzione degli oggetti si conosce anche grazie ai ritrovamenti di forme di fusione in pietra: in due valve veniva infatti scolpita specularmente la forma che l’oggetto avrebbe dovuto assumere; legate insieme le valve, e colatovi il metallo fuso, dopo il raffreddamento e il distacco delle due pietre poteva esserne estratta la forma ottenuta.  

Per quanto riguarda in modo specifico l’Etruria, a Massa Marittima sono state trovate tracce di attività estrattiva, con i forni per la fusione del metallo collocati in prossimità delle miniere stesse; nel caso invece del ferro estratto dall’isola d’Elba, la lavorazione avveniva sulla Penisola, a Populonia (dove tuttora è possibile visitare un meraviglioso parco archeologico, in cui - fra l’altro - sono sparsi ovunque proprio gli scarti di lavorazione del metallo), fin da età arcaica. A Vetulonia, Vulci, Tarquinia e Cerveteri era invece localizzata la lavorazione di metalli per ottenerne oggetti quali tripodi (=sostegni a tre piedi), calderoni, situle (contenitori a forma di secchiello), lamine per la copertura di mobili (dai troni ai letti ai tavoli), per una committenza ovviamente di un certo livello sociale. La tecnica adoperata in questo primo periodo è quella della martellatura a freddo di lamine che poi venivano saldate fra di loro grazie a giunture. Solo dal V sec. a.C., quando la produzione si localizza nell’Etruria meridionale e in quella settentrionale interna, viene applicata più estesamente la tecnica della colata e dal mondo greco giunge quella della saldatura. L’utilizzo di queste due nuove tecniche permette una velocizzazione del processo di produzione, tale per cui i prodotti etruschi divengono concorrenziali sul mercato italiano e centroeuropeo, con una diffusione conosciuta grazie ai reperti archeologici di cui è stato possibile individuare le officine di produzione.  

In epoca romana, l’attività dovette continuare senza grosse innovazioni; sempre più veloce e meno accurata, la produzione di Populonia subì un incremento nel corso del III e II secolo a.C., grazie alle commissioni provenienti dalla capitale, come ricordano le fonti riguardo, per esempio, al massiccio invio di ferro in occasione della seconda guerra punica. Il panorama cambia profondamente con il I secolo a.C., quando la produzione siderurgica si sposta nei paesi alpini, e l’estrazione del rame di Populonia e Vetulonia, oltre a quella del cinabro (utilizzato nelle leghe) dell’Amiata, vengono scalzate dalla concorrenza delle più redditizie miniere della Penisola Iberica.

ELENA SMOQUINA