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Lampi di cultura

Etruria, Donne, diritti

A partire dal VII sec. a.C., una serie di iscrizioni attesta i primi nomi femminili usati in Etruria; ciò significa che fin dalle origini dell'alfabetizzazione il nome individuale è attestato non solo per l'elemento maschile della popolazione, ma anche per quello femminile. Dapprima, come nome individuale derivato da quello maschile; ma, dalla seconda metà del secolo, la formula bimembre è ben documentata: e comunque il nome individuale è sempre attestato. Ciò appare in netta antitesi con quello che troviamo a Roma, dove il cittadino viene individuato da una formula trimembre: dapprima il praenomen (es. Marco), o nome individuale, poi il nomen, cioè il nome della gens (es. Tullio, appartenente cioè alla gens Tullia), infine il cognomen (es. Cicerone); qualsiasi figlia femmina era individuata dal nome della gens al femminile (Tullia Maggiore, Minore, Secunda e così via). Nell’antica Roma, cioè, la donna viene individuata con il solo nome gentilizio, dunque come oggetto appartenente al pater familias: un oggetto che veniva usato come merce di scambio. In Etruria, invece, le fonti epigrafiche attestano una posizione certamente di rilievo della donna nella società. Importanza e rispetto che si desume non solo dall'uso del matronimico ma anche, per esempio, da un'iscrizione di Cerveteri su un'anfora di bucchero: dove la dedica, scritta sull’oggetto offerto ad una persona ancora vivente, presuppone che questa sappia leggere. Anche a livello istituzionale le donne ceretane erano superiori a quelle romane: il diritto matrimoniale, che a Roma il più delle volte escludeva le donne dall’asse ereditario facendole passare dalla tutela paterna diretta a quella del marito (tranne nel caso delle Vestali, le uniche con diritto di fare testamento), doveva lasciare molto più spazio alle donne etrusche che, parrebbe, avevano la facoltà di acquistare in proprio oggetti di lusso, o comunque di riceverli in dono, e certamente il diritto di portarli nell'oltretomba - dunque non facevano parte di un asse ereditario gestito dal marito - e di sottolinearne il possesso a chiare lettere, cosa neppure lontanamente pensabile per il mondo greco.

E' privilegio della donna etrusca prendere parte non solo ai banchetti di casa, ma anche a quelli pubblici, come a qualsiasi riunione sociale, politica, religiosa. Per lei era normale sdraiarsi sui letti del triclinio vicino al marito. A volte la moglie gli era seduta accanto come per servirlo, ma si tratta di un atteggiamento simbolicamente affettuoso. Così fu raffigurata in numerosi affreschi tombali; frequenti sono anche le rappresentazioni di coniugi giacenti sul coperchio-letto di sarcofagi o di urne.  

Le donne etrusche assistevano per abitudine a manifestazioni culturali, sia letterarie sia scientifiche, a spettacoli di danza ed a concerti. La partecipazione non era però solo passiva, ma vivacemente interessata a tutti i vari campi della società e della cultura; talora esse svolgono un ruolo determinante anche in campo politico.

(Elena Smoquina)